Anche per la marina procidana i risultati furono assai penalizzanti; il tramonto della vela significò per buona parte dei cinquemila marinai, falegnami e calafati l’abbandono dell’isola, in cerca di lavoro in Francia, in Africa e in America.
Nelle nuove temperie gli armatori procidani non rimasero a guardare; fino agli anni settanta fecero assegnamento sui locali cantieri navali; ma poi per stare al gioco della concorrenza e non restare esclusi dal circuito, cominciarono ad acquistare bastimenti a palo dismessi da paesi che avevano vissuto con molto anticipo la rivoluzione dei trasporti marittimi e avevano dato inizio alla frenetica e massiccia sostituzione degli scafi in ferro, dopo l’introduzione del vapore e dilatato le dimensioni, specie dopo l’applicazione dell’elica. Il ricorso al mercato dell’usato fu l’estremo tentativo “tecnologico” degli armatori di velieri per contrastare l’incombenza del vapore. Reimmatricolati nel registro matricolare italiano i nuovi acquisti, accanto al nome di battesimo, recavano quello originario preceduto dalla particella ex.
Alla fine del 1885 Procida occupava, fra le marine del regno, il settimo posto per numero di tonnellate (23.521); il quarto per numero di navi (133 di cui 49 bastimenti di lungo corso e 12 di gran cabotaggio). Per fare qualche esempio: Vincenzo Lubrano di Vavaria, nel 1886 armò un bastimento varato a Procida nel 1877 che effettuò tre volte la traversata del Nord Atlantico; partito da Tarragona, raggiunse New York in soli 31 giorni: Nel 1894 lo stesso acquistò un bastimento che chiamò Pietà ex-Thorbecke VII di 928 tonn. Costruito nel 1885. In rotta per l’Argentina fu teatro forse dell’unico fatto di sangue che funestò la marina procidana. In una rissa sorta a bordo, il secondo fu ferito a morte da un marinaio torrese, mentre il capitano intervenuto in sua difesa rimase seriamente ferito.
Altri armatori presenti sulla scena nello scorcio del secolo furono i Lubrano di Scampamorte che iniziarono l’avventura del lungo corso col brigantino La Salette di 418 tonn. Costruito a Procida nel 1873, congiuntamente all’altro a palo, la Restituta Madre, costruito anch’esso nei cantieri procidani nel 1876. Altri invece di maggiore tonnellaggio furono acquistati da armatori stranieri, inglesi e francesi, come si evince dai loro nomi. E, ancora, un bastimento di 1.686 tonn., il Mount Carmel, di ottima costruzione in ferro del 1882 nei cantieri inglesi, fu acquistato dagli Scotto Lachianca nel 1899, rappresentando per molti anni l’unità di maggior tonnellaggio.
L’ultimo legno costruito a Procida e varato nell’estate del 1891 fu il brick a palo, di 1000 tonn., il Teresina Mignano, dell’armatore Andrea Mignano, tra i più cospicui presenti sulla scena fin dalla prima ora. |