Con una nota del 18 settembre (“Amianto, ancora difficoltà per i marittimi che chiedono i benefici previdenziali”) il CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza) dichiara che nonostante la Direttiva Sacconi emanata nel luglio scorso, le difficoltà relative all’accertamento dell’esposizione all’amianto dei marittimi non sono state superate, come del resto già da noi anticipato dopo la lettura della Circolare.
Non si capisce come la Direzione Provinciale del Lavoro possa ricostruire la vita lavorativa dei marittimi ed accertare se essi abbiano svolto “in modo diretto ed abituale” una delle attività previste dal decreto 27 ottobre 2004 pubblicato sulla G.U. n. 295 del 17 dicembre 2004. D’altra parte nessuna delle attività elencate nel suddetto decreto è riconducibile al lavoro svolto dai marittimi sulle navi, conseguentemente volendo applicare alla lettera la normativa vigente restiamo esclusi dal riconoscimento dell’esposizione.
E’ inconcepibile che a una categoria come la nostra che per anni ha lavorato e vissuto su navi dove l’amianto è stato utilizzato in maniera sistematica e che ha visto molti suoi rappresentanti contrarre malattie asbesto correlate che spesso sono state causa di morte, non possano essere riconosciuti i benefici previdenziali previsti solo perché non ha svolto in modo diretto ed abituale per otto ore al giorno in un arco di tempo di almeno dieci anni una delle attività previste dalle norme vigenti. Secondo il decreto dell’ottobre 2004 nessun marittimo si sarebbe dovuto ammalare o morire per cause dovute ad esposizione all’amianto! Purtroppo tutti noi sappiamo bene che non è così perché molti nostri colleghi o amici sono state vittime di quel minerale cancerogeno. Bisogna anche considerare che a molti di loro è stato riconosciuto il danno biologico per esposizione all’amianto che purtroppo assurdamente non è considerato come una certificazione sufficiente per il riconoscimento dei benefici previdenziali.
L’unica soluzione per ottenere quanto ci è dovuto è il ripristino dell’esposizione ambientale e considerare la semplice validazione dell’estratto matricolare come curriculum lavorativo. Sarà poi l’IPSEMA a valutare a chi riconoscere l’esposizione sulla base di studi, peraltro già avviati, sull’esposizione all’amianto nel settore marittimo. |