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Conferenza mondiale sull'amianto - Taormina 1-3 ottobre 2009
 

Si è svolta a Taormina dal 1 al 3 ottobre la “Conferenza Mondiale sull’Amianto 2009” organizzata dall'ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) alla quale ha partecipato anche l’IPSEMA a cui spetta l’istruttoria e il riconoscimento per l’esposizione all’amianto dei lavoratori marittimi. Il Presidente Parlato ha evidenziato come la recente Direttiva Sacconi sia insoddisfacente e non risolve i problemi che fin qui si sono presentati. Visto che a questo punto si ignora se questa normativa verrà migliorata, l’IPSEMA avvierà entro la fine dell’anno l’esame delle pratiche ed i primi riconoscimenti. A tale scopo l’IPSEMA si avvarrà di studi realizzati dalle Facoltà di Medicina dell’Università di Torvergata, dell’Università del Sacro Cuore e dall’INSEAN, ente di ricerca tecnica sulla progettazione navale.

L’IPSEMA con questa iniziativa dà la possibilità ad alcune categorie di marittimi maggiormente esposte (come per esempio il personale di macchina) di ottenere il riconoscimento dei benefici previdenziali per esposizione all’amianto nonostante l’attuale normativa che di fatto non lo consentirebbe. Restiamo in fiduciosa attesa.

 

Nel corso della Conferenza sono venuti alla luce argomenti e dati interessanti che fanno riflettere e che sono:

  • Non si può parlare di un valore di soglia al di sotto del quale ritenere che l’esposizione alle fibre d’amianto non possa causare cancro polmonare o mesotelioma pleurico. Questo è un dato che abbiamo da sempre sottolineato, ma che purtroppo non ha visto i nostri legislatori d’accordo visto che hanno fissato la soglia minima di 100 fb/lt per otto ore al giorno.

  • Ad oggi in Italia ci sono ancora circa 28 mila siti ancora da bonificare, ma non ci sono attualmente fondi per farlo.

  • Ogni anno muoiono 4000 persone a causa dell’amianto e visto che le malattie asbesto-correlate hanno una latenza anche di 40 anni, il picco dei decessi lo si registrerà tra il 2015 e il 2018

  • I casi di mesoteliomi non derivano solo da esposizioni professionali (70%) ma anche da cause ambientali (30%) come per esempio l’ambiente familiare.

 
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